Strappare Lungo i Bordi

Credo di avere un grosso limite nel giudicare il lavoro altrui, che si manifesta principalmente nel considerare a priori “migliore” chiunque sia più avanti in un dato percorso. Il che si traduce nel: anche se è una schifezza, riconosco il tuo merito per aver ricevuto attenzione/budget/pubblicità a favore della tua impresa, mentre io ciclicamente fallisco.

Questo giudizio si applica solo in parte con Zerocalcare, che ho sempre vissuto in maniera parallela ma che ho scoperto definitivamente e con grande ammirazione durante la pandemia. Si può dire quindi che la mia approvazione sconfini anche in un filo d’invidia, ma fingeremo di non pensarci.

Per questo nel ritrovare le mie insicurezze o i crucci nella sua serie Strappare Lungo i Bordi, esordiente su Netflix, mi ha inspiegabilmente disorientata. Alla fine la narrazione rispetta quello a cui ci ha abituati, un finissimo intrecciarsi di autobiografia, struttura sociale e condivisione con il pubblico, con molte citazioni e tanta voglia di raccontare questioni complicate cercando una vena di apparente leggerezza (che con la superficialità non c’entra proprio nulla).

Come in un animatissimo specchio sono finita a confronto con i miei stessi turbamenti esistenziali: l’intreccio mortale della ricerca di lavoro e successivo rifiuto di credere che la vita si riduca solo al mero impiego, la sensazione di immobilità paralizzante nell’osservare le vite degli altri che corrono verso traguardi per te irraggiungibili, l’egocentrismo autoriferito di chi pensa di essere responsabile di ogni cosa che gli succeda attorno. Temi che a ben guardare pescano nell’irrisolto un po’ di tutti, come sottolinea anche Zerocalcare a un certo punto, e che rendono il dipanarsi delle riflessioni attorno alla trama orizzontale di questi 6 densissimi episodi un po’ più vero e vicino a chiunque.

Non ci sono grandi sorprese in questo progetto: che sarebbe stato un successo, lo davo per certo. Così come ero sicura delle risate, e della presenza di temi più profondi. Forse per questo ho lasciato correre la trama, apprezzando i piccoli dettagli e ingigantendo nella mia testa ancora di più la figura di questo fumettista che non ho mai approcciato interamente, ma che riconosco portatore di un talento artistico e comunicativo sopra ogni genere.

La sorpresa, almeno per me, è stata nell’irrisolto. Nel confrontarmi alla pari con le stesse domande e considerazioni forse un po’ ingenue, magari anche sceme, che abitano la mia testa, e scoprire quanto in realtà procedere in un percorso non sia per forza sinonimo di un’approccio privo di sfumature alla vita. Emblematico in questo il siparietto dedicato alla pizza.

Alla fine ha ragione sempre Zerocalcare, quando parla dei bordi della vita di ognuno di noi: da lontano sembrano perfetti, ed è solo quando permetti a qualcuno di avvicinarsi che è possibile notare le sbavature sulla linea tratteggiata. Piccoli difetti che forse imbarazzano, ma rendono veri.

Da vedere.

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