Come raccontare il disagio degli esclusi, senza inutile retorica

Si intitola “L’Erba Cattiva” il film che abbiamo trovato per caso il mese scorso su Netflix. Diretto e interpretato da Kheiron, ha fatto del “lacrima-sabato” – film inaspettatamente impegnato che destabilizza la leggerezza del fine settimana – un appuntamento da non tralasciare.

Non conoscevo Kheiron e, il fatto che fosse un comico, per me non prometteva bene. Trovo sempre molta difficoltà a empatizzare con soggetti puramente leggeri – vedi alla voce film di Checco Zalone, di cui non sono mai riuscita a vederne uno intero pur riconoscendo la sua bravura a stigmatizzare molti aspetti della società – e la barriera della traduzione dal francese mi intimoriva nel “perdere qualche pezzo” che la lingua originale, bellissima quanto incomprensibile alle mie orecchie, sicuramente offre – anche qui, vedi alla voce La regina degli Scacchi, che già nel titolo perde il gioco di parole.

Il film scorre, inizialmente lasciando spiazzati, spaziando dalla guerra mediorientale alle faide di periferia di Parigi, dall’esperienza da orfano del protagonista Wael alle famiglie disagiate dei cinque ragazzi che in un rocambolesco succedersi di eventi lo stesso Wael si troverà ad accudire come educatore. Un calderone dei temi caldi che attraversano l’Europa del nostro tempo e verso cui L’Erba Cattiva ha un grande, grandissimo pregio: non pretende di insegnare niente. Non vuole mostrare con grandi giri di parole cosa significhi fare la cosa giusta, non vuole condannare le azioni più o meno sbagliate che scandiscono i momenti del film. Non vuole moralizzare, nemmeno educare. Semplicemente, racconta.

Ne risulta una narrazione potentissima, piena di zone grigie e di compromessi, di non detti, di scelte “normali” che non rendono nessun personaggio straordinario, anche se l’influenza che agiscono gli uni sugli altri finisce per migliorare tutti indistintamente.

Sull’onda dell’entusiasmo, ho provato poi a seguire Kheiron sul suo profilo Instagram, che ho scoperto avere il pregio di saper far ridere universalmente: inutile dire però che al terzo post interamente francese, con molto disappunto per le mie capacità, ho abbandonato.

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