L’Amica Geniale che funziona oltre il marketing

Sì, lo ammetto: non avevo mai letto Elena Ferrante prima di un mese fa. Solitamente, i grandi successi letterari celebrati e famigerati come nel caso del romanzo trasposto con molto entusiasmo da Rai e HBO – cosine da niente per un’autrice di cui non si è nemmeno certi dell’identità, insomma – attivano sempre l’allarme “kolossal immotivato”.

Però alla fine, come sempre, ho ceduto: e in questo 2021 di infinita pandemia, prima delle scuole chiuse e dei bambini urlanti in giro per casa a ogni ora del giorno, L’Amica Geniale mi ha tenuto compagnia per qualche giornata.

Avevo aspettative altalenanti, lo ammetto, e forse per questo non sono rimasta per niente delusa. La storia non pretende di essere un capolavoro, ma solo un racconto, che trae la propria forza proprio dalla semplicità con cui si svolge. L’infanzia, tema del primo libro, è ripercorsa in un percorso tortuoso, intimo, ingenuo e sincero di Lila e Lenù, della loro amicizia, della Napoli e del Rione che cambia attorno a loro, senza mai tuttavia mutare veramente.

Gli altri personaggi, le famiglie, i compagni di scuola, i famigerati Solara, sono tutti dipendenti dal racconto incantato di Lenù, per certi versi troppo grande e per altri ancora così bambina. Ne è una prova il suo patimento per Nino Sarratore, o l’adulazione bruscamente interrotta per suo padre, poeta e ferroviere, così intelligente da riuscire a scollarsi di dosso i confini del territorio, almeno all’apparenza.

Avendo già avuto modo di conoscere parte della trama dal marketing creatosi attorno alla miniserie – che non ho visto -, sono rimasta inoltre piacevolmente sorpresa nel leggere chi pronuncia la frase che dà il titolo al primo volume della tetralogia, che può sembrare una piccolezza ma anche la prova che Ferrante prova a non dare niente per scontato.

Uno spaccato credo molto fedele dell’Italia, e soprattutto di Napoli, degli anni passati, che nella sua cronaca di lezioni di greco e latino, scaramucce tra bambini e vere e proprie faide tra famiglie, riesce a ritagliarsi quel ruolo di “organismo autosufficiente” proprio della filosofia dell’autrice.

Perchè L’Amica Geniale è spinto ma non viziato dall’ingombrante assenza della sua autrice e forse è questa, in tempo di social, la vera novità della sua narrazione.

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