Il patto col lettore del Regno Segreto

Libri così non ne fanno più.

La me quindicenne lo avrebbe asserito entusiasta, stringendo tra le mani il secondo volume del Libro della Polvere di Phil Pullman. Libro che è arrivato a destinazione con considerevole ritardo rispetto all’uscita, a causa della momentanea avversione alla lettura della me trentenne. Un regalo della pandemia, e dei miei figli, suppongo.

Comunque, è proprio in questo contrasto tra adolescenza ed età adulta che si gioca la nuova storia dell’autore de La Bussola d’Oro. Autore che mi è sempre piaciuto ma che ammetto di non aver mai particolarmente compreso, dato che pur essendo i suoi libri sopravvissuti al trasloco sinceramente non ricordo proprio cosa mi spinse quindici anni fa alla lettura (e a fare tantissima fatica nel trovare i libri successivi al primo che, spinto da un film mai decollato, non godevano di celeri ristampe).

La trama di questo nuovo capitolo ha elementi in comune con le altre, con il fantastico che si lega a elementi estremamente concreti e ritrovabili nella società. Pullman fa anche un ulteriore passo avanti, provando a dare la sua versione di cosa possa significare essere una ragazza normale ma pur sempre privilegiata, in un mondo scosso da malcontento ed estrema fratturazione. Piuttosto credibile nella sua visibile imperfezione, aggiungerei.

Il viaggio di Lyra tocca molte tappe europee e mediterranee tristemente legate anche alle nostre cronache (Praga, Ginevra, le coste greche, Aleppo), senza risparmiare una lettura alternativa sui conflitti che animano anche il nostro presente.

Ne risulta un libro a mio parere ben costruito, ma difficilmente collocabile. I livelli di lettura vanno oltre a quelli comunemente ricercati per il genere che oggi ha il nome di young adult, ma la caratteristica fantasy lo rende poco appetibile a una generazione adulta che non vuole, come la stessa Lyra, credere all’esistenza di un Regno Segreto. Un problema che Pullman non nasconde ma anzi, amplifica nelle 700 pagine a sua disposizione.

Un tomo notevole, che però lascia molti interrogativi irrisolti. Ed è questa la parte più dolcemente insolita di questa narrazione: chiedere al lettore di aspettare, pazientemente, sul ciglio di un racconto che sembra prendere davvero il via all’ultima pagina, senza che la voglia di rinunciare prenda il sopravvento. Una richiesta che sicuramente un esordiente non potrebbe permettersi.

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