Anche io, come Walter, m’incanto

Vacanze di Natale 2013, sciopero dei lavoratori TheSpace. Forse I sogni segreti di Walter Mitty è rimasto inciso nella mia mente proprio per la fatica compiuta per vederlo, dopo essere stata rimbalzata davanti alla sala di proiezione per mancanza di personale. Se non ricordo male, alla fine lo vidi a Capodanno. Un bel modo per iniziare l’anno nuovo, se hai un pessimo lavoro e un senso di alienazione latente. In effetti, diedi le dimissioni poco più di quattro mesi dopo.

Remake firmato Ben Stiller, ho letto che non ha trovato riscontro positivo nella critica. Banale, piatto, con rari sprazzi di commedia intervallati da lunghi tentativi di dimostrare una profondità non propria del personaggio di Stiller, sono stati i commenti più frequenti.

Una volta sapevo chi volevo essere, cosa volevo diventare.

Eppure secondo me è nella sua semplicità che questo film mostra il suo potenziale. Walter, riservato manager dell’archivio negativi della rivista Life, è un sognatore. Un banale sognatore, aggiungerei. Un quarantenne outsider che perde tempo a fantasticare su come diventare l’uomo perfetto per la collega Cheryl, senza nemmeno provare a salutarla. Un uomo accorto, che si preoccupa di annotare tutte le spese a fine giornata – ah, quanto lo capisco! – nell’illusione di poter aspirare a uno stile di vita costantemente dignitoso. Un figlio che, morto il padre, ha messo da parte lo skate per diventare cameriere da Papa John’s.

Il punto di rottura è tanto netto quanto assurdo: non riuscendo a trovare il negativo della foto scelta per l’ultima copertina di Life, Walter s’imbarca in un viaggio sgangherato alla ricerca di Sean O’Connell, il fotografo che ancora si ostina a scattare su pellicola e non avere un cellulare.

Ed è in questo viaggio tra Goenlandia, Islanda, Afghanistan e New York che Walter riscoprirà una parte di sé che credeva persa per sempre. Quella che accetta il rischio, capace di empatizzare con gli altri, in grado di lottare con gli squali o scalare un vulcano in bicicletta, pur di raggiungere i suoi obiettivi.

È innegabile che la fantasia, del regista e di Walter, giochi un ruolo fondamentale in questo film, che a tutti gli effetti non ha la pretesa di essere un capolavoro, ma solo un pungolo. Una sveglia, un monito: dove stai andando? Sembra chiederti Walter mentre con gesti meccanici si sposta da casa al lavoro; è questa la vita che vuoi?

E se la risposta è no, la scelta è tanto semplice quanto angosciante: accettare il rischio, abbracciare il cambiamento, perdere sperando di poter guadagnare. Anche se significa non segnare più le spese, non avere più un lavoro, o smetterla di preoccuparti ossessivamente di come vivrai tra vent’anni.

Walter Mitty ci insegna che la cosa più difficile, a conti fatti, è vivere il qui ed ora e, con tutto il rispetto per la critica, non è una lezione banale.

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4 pensieri su “Anche io, come Walter, m’incanto

      1. Lo è, credimi! 🙂 Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie per la risposta! 🙂

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