/egoista

Poco importava se si era coperto il viso con la sciarpa, calcandosi il cappello sulla fronte fino quasi a sfiorare le sopracciglia. Il freddo sembrava volersi far beffe delle sue improvvisate barriere, mentre impassibile aspettava il suo treno al binario tre. Attorno a lui erano molti i ragazzi con lo zaino in spalla, adolescenti o universitari, giovani chiassosi ed entusiasti di affacciarsi alla vita.

L’ombra di un sorriso gli addolcì lo sguardo, mentre una ragazzina dai lunghi capelli ricci si sbracciava in direzione di un’amica, poco distante da dove i suoi piedi sembravano radicati nel cemento. Gli sembrò per qualche istante di trovarsi di fronte ad Irene, quarant’anni prima, in attesa della corriera per la città. Gli mancò il fiato quando si rese conto che no, non sarebbe stato più possibile tornare a quei giorni spensierati. Che quel viaggio di quasi cinque ore sarebbe servito prima di tutto a venire a patti con il presente, per entrambi.

Sapeva che si sarebbe prima di tutto arrabbiata, la sua Irene, quando avrebbe scoperto che il fondo pensione era stato prosciugato. Diecimila euro, che la sera prima aveva trasferito sul conto della clinica. Insieme a tutti i documenti necessari per non far risultare parenti in vita.

Il dolore sarebbe arrivato dopo, quando lei avrebbe trovato la lettera tra le carte fotocopiate dell’ospedale. Quando gli esiti degli esami che così faticosamente le aveva tenuto nascosti sarebbero stati improvvisamente tra le sue mani.

Suicidio assistito, lo chiamavano. Una liberazione, preferiva definirlo lui, stanco di lottare contro un corpo in disfacimento. Lei, l’amore della sua vita, la madre dei suoi splendidi figli, avrebbe trovato il modo di superarlo. La roccia che lo aveva sostenuto in tutti quegli anni insieme non si sarebbe fatta spezzare nemmeno da quel lutto. Era quella la sua consolazione, mentre cercava di accantonare nella mente la consapevolezza del suo egoismo: almeno, le avrebbe risparmiato il dolore di vederlo morire.

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