Becoming: storia di una voce inarrestabile

Io sono cresciuta con un padre disabile, in una casa troppo piccola, senza molti soldi, in un quartiere sull’orlo della decadenza; ma sono anche cresciuta circondata dall’amore e dalla musica in una città ricca di realtà diverse in un Paese dove l’istruzione ti può portare lontano.

Finisce così, o forse inizia, la storia di Michelle Robinson. O Michelle Obama, come la conosciamo meglio tutti.

Ho iniziato il 2019 con il suo Becoming, per metà timorosa e per metà curiosa di scavare nelle 495 pagine del tomo della Garzanti. Perché si sa, un libro del genere o ti conquista o diventa un’odissea letteraria.

Ecco, con la sua sfrontatezza, la sua schiettezza, la saggezza e la spontaneità che ho sempre apprezzato durante le sue uscite pubbliche, Michelle decisamente conquista.

Non si risparmia in questa biografia in progress, raccontando senza troppi fronzoli l’infanzia a South Side, la carriera scolastica, il grande difetto che l’ha spinta a scegliere la Law School e iniziare un lavoro che odiava. L’incontro con Barack, le difficoltà della loro vita insieme, la fiducia, la scelta sofferta di appoggiare la sua vocazione alla politica.

In quasi cinquecento pagine Michelle si rivela come un essere umano dotato di preferenze, simpatie, dubbi, paure e una sequela di normali problemi che ti fanno pensare: ma è davvero lei la donna cazzutissima che ho ammirato per 8 anni di visibilità massima?

Sì è proprio lei, quella che odia la politica ma si appassiona ai bisogni della gente, che non ama il lavoro del marito ma non riesce a pensare ad altro che a vederlo felice, che sacrifica tutto senza, allo stesso tempo, sacrificare niente.

Ho amato tantissimi passaggi di come questa donna normale racconta la sua vita: con ottimismo, serenità, normalità. La malattia del padre, le difficoltà di essere nera in un mondo bianco, la costante sensazione di essere giudicata fanno da sfondo ma non fagocitano la sua storia. Michelle non è una che si piange addosso, facendo pesare i suoi problemi al marito, alle figlie, alla famiglia o al mondo. Michelle è una donna che se vede qualcosa che non le va bene fa il possibile per cambiarla.

Ci sono molti ragazzi come i miei figli, nel South Side. Non sono eccezionali, sono normali, esclama a un certo punto del libro sua madre. Non ricordo la citazione esatta, ma il senso è questo.

Ed è vero. Ci sono molte persone nel mondo che provano, scommettono sul proprio talento, che si danno da fare, si impegnano. E poi ci sono quelle che inscenano un mezzo tentativo, per poi dichiararsi sconfitte e lamentarsene.

Ecco, io sapevo che Michelle Robinson Obama fosse una con le palle. Non sapevo però che avesse cambiato una dozzina di lavori, alcuni portati avanti in parallelo. Che avesse fatto scelte rischiose per la sua stabilità economica, guidata dall’idea di voler fare di più (e dall’immenso ottimismo del marito, che più che mai si percepisce nel fondamentale ruolo di saper tirar fuori la parte migliore di lei).

Tra le righe si possono leggere aneddoti divertenti insieme alla regina Elisabetta, un sincero rispetto (che mai avrei pensato fosse reale) per i Bush, la sua genuina sorpresa nel trovarsi in sintonia con Hillary Clinton dopo il suo ruolo di avversaria del marito nel 2008.

Certo, in certi passaggi avrei voluto prenderla a sprangate sui denti: come quando, per conciliare casa-famiglia-lavoro-persona chiede alla madre di presentarsi a casa sua alle 4:30 del mattino per poter andare in palestra con un’amica. Eh?

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11 pensieri su “Becoming: storia di una voce inarrestabile

  1. Non ho il libro, e non conoscevo i dettagli da te riportati, ma anch’io ho molto stimato il profilo pubblico di Michelle Obama. Se posso dire: “Avercene!”.

    Sono perfettamente d’accordo con te! Una sprangatina sui denti per aver chiesto alla mamma di presentarsi, in casa propria, per q u e l motivo, in ore antelucane, direi ci sta! :))
    In alternativa, tre mesi senza estetista? :))

    1. Francamente devo dire che l’aneddoto mi ha divisa in due: da un lato pensavo a mia madre – sei fuori di testa? Arrangiati! – Dall’altro però ammiro la tenacia di questa donna che pur di far quadrare tutto ragionava su orari assurdi… da qualcuno doveva pur aver preso!
      (Altra cosa sconvolgente: durante la campagna elettorale girava come una trottola tra Stati e comizi – anche 3 al giorno – ma con un solo paletto: essere a casa alle 20.00 per mettere a letto le figlie. Inumana.)

  2. Sulla tenacia di Michelle Obama sono perfettamente d’accordo con te.
    Sulla assai probabile risposta di tua mamma, invece, sono perfettamente con la mamma. 🙂

    P.S.:
    Immagino penserai non abbia molto senso scusarsi, da parte di uno sconosciuto, per aver postato un commento con un bel po’ di ritardo. Ma l’avrei fatto – e tento di farlo! – anche nella vita reale. Pertanto … :))

  3. Ciao Francesca!
    Perdona l’irruzione. 🙂
    Volevo chiederti se, tra i tuoi gusti letterari, rientrano libri come “2666” di Roberto Bolaño, e “Compulsion” di Meyer Levin.
    Ad una sommaria ricerca fatta nel tuo Blog, non mi pare ci siano. Ma non mi fido granché della mia ricerca! 🙂
    Gracias!

    1. Ciao Salvo! Mi piacerebbe risponderti di sì, ma la realtà è che non ho gusti così raffinati. Anzi, se non fosse per qualche amica che con tenacia tenta di farmi scoprire piccoli capolavori, in questo momento i miei gusti verterebbero unicamente sulle nuove e blasonate uscite (mea culpa)!

      1. Scusami, Francesca!
        Mi permetto riportare, su “Compulsion”, le testuali parole di Natalia Aspesi:
        <> (Quante storie, Raitre, puntata dell’11/10/2017. Il video dura poco più di tre minuti!).

        P.S.
        Prometto solennemente di non scriverti più di “Compulsion”. Altrimenti sarei io ad essere affetto da compulsione-costrizione! 🙂

      2. Scusami, Francesca! Ho usato virgolette non ammesse nel Blog.
        Riporto le testuali parole di Natalia Aspesi: “Ci sono dei romanzi, secondo me, così belli, che ti fanno pensare perché altri vengono scritti. Perché li ritengo inutili. Questo romanzo è Compulsion” (Quante storie, Raitre, puntata dell’11/10/2017. Il video dura poco più di tre minuti!).

        P. S.
        Prometto solennemente di non scriverti più di “Compulsion”. Sarei io, altrimenti, ad essere affetto da compulsione-costrizione! 🙂

  4. Ciao Francesca!
    È il solito rompiscatole che ti scrive. 🙂
    Permettimi di dirti di non essere d’accordo sul fatto che avrei, io, gusti letterari raffinati. E tu, al contrario, li avresti non raffinati. Direi, piuttosto, gusti diversi. Ma solo in parte, mi sembra.
    Per “Compulsion” e “2666”, il termine “capolavoro” credo non sia esagerato. La critica – una parte di essa, almeno – li reputa tali.
    Spero la tua amica ci legga, perché vorrei vivamente consigliarle – almeno – “Compulsion” (580 pagine). Cosicché, poi, possa essere lei ad invitarti alla lettura di questo libro strepitoso, a parer mio. E magari, chissà?, parlarne sul tuo Blog.
    Grazie sempre per la tua cordiale ospitalità, in questo tuo spazio.

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