harry potter 8

Harry Potter e la maledizione dell’erede

 

C’era una volta Harry Potter… Quella fantastica saga che no, non mi vergogno a dire di aver divorato negli anni della mia adolescenza.

Certo, la base era poco più di una favola. E sì, ovviamente si parlava di magia, con alcuni elementi così trasversali che, mi sono convinta negli anni, rendano la saga del mago più famoso degli ultimi quarant’anni amata o odiata. Senza vie di mezzo. Dato che ho una particolare predilezione per J.K. Rowling, non credo si faccia fatica a capire dove il mio giudizio si vada a collocare.

Eppure… Il ritorno così atteso a me non è proprio andato giù.

Ho letto il libro in ritardo rispetto anche ai fan italiani, per pigrizia nel mio inglese e per qualche contrattempo nella vita che sicuramente a quindici anni non avrei digerito così facilmente.

Ma, una volta arrivato, me lo sono divorata in una sera, al grido se lo spettacolo si può vedere in poche ore, perchè il copione dovrebbe rubarmi più tempo?

Ecco, non mi dilungherò sulla lunga lista di cose che non vanno in questi atti. Perchè sono davvero troppe. Basta dire che l’atmosfera non è più la stessa, e non solo perchè la generazione è cambiata. Harry non è più Harry, così come  i fedeli compagni Ron ed Hermione. Assaliti da dubbi e crisi che nemmeno negli anni dell’adolescenza avevano scosso i loro animi, si trovano con figli che non rappresentano minimamente l’educazione che avrebbero potuto dare loro.

Le incongruenze sono così evidenti che balzano all’occhio persino tra coloro che ricordano l’ultimo capitolo del settimo libro, quel diciannove anni dopo che ai fan aveva aperto un oceano di speranze, e l’incipit di questa ottava avventura.

Banale nella trama e nei soggetti, scontato, senza troppa originalità (chi lo ha letto non può affermare che la maggior parte delle scene si svolga in tempistiche originali), ritrova superficiali imitazioni dei grandi personaggi che abbiamo imparato a conoscere e amare (uno su tutti Severus Snape, che Merlino mi fulmini se il suo ricordo doveva essere smosso per una scenetta comica).

Sono stata una quindicenne così legata a questi scritti da mandare una lettera alla casa editrice della Rowling, e non mi vergogno ad ammetterlo. Mi vergogno invece che il mio mito, il mio modello di autrice, il mio irraggiungibile metro di paragone abbia messo la sua firma ad un copione così triste, che sembra il collage delle peggiori fanfiction mai scritte sulla saga.

Una sola cosa emerge dal libro, la più triste e definitiva: il passato è immutabile, ed è inutile provare a riviverlo. J.K., spero che dopo questo libro questo sia anche il tuo pensiero.

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