#JeSuisCharlie: tra pecore e idioti

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Quando nel 2015 tutti erano Charlie, ammetto che #JeSuisCharile lo scrissi anch’io. Senza vergogna, aggiungerei. Nemmeno dopo oggi. 

C’è un punto fondamentale che sembra essersi perso per strada, sotto le macerie di una libertà sempre più ostacolata; quando scrissi #JeSuisCharlie, io non ero d’accordo con la satira nei confronti di Maometto o l’Islam in generale promossa dal giornale, secondo me per niente ironica e molto stereotipata. Eppure mi trovavo ancora meno d’accordo con chi, per mostrare la sua disapprovazione, era arrivato a uccidere.

Come me anche milioni di persone nel mondo, tra cui molti italiani, avevano improvvisamente preso a cuore la causa della libertà d’espressione, splendidamente riassunte nelle parole di Evelyn Beatrice Hall: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo».

Facile, finché il bersaglio è una cultura molto lontana dalla nostra, complessa e ancora molto poco capita. Facile, finché non si cambia l’obiettivo. Oggi invece la libertà d’espressione sembra darci fastidio. Hanno pubblicato una vignetta stupida, discutibile, criticabile. Eppure invece che spiegare le nostre ragioni, diamo contro a Charlie Hebdo. Che non ha mai cambiato la sua linea di condotta, per inciso.

La redazione francese è sicuramente colpevole nell’aver pubblicato una dichiarazione fuori luogo e di cattivo gusto, ma non si nascondono dietro a un dito. Loro, la faccia ce l’hanno messa. Ma chi ha costruito le case di Amatrice, chi ha dichiarato agibili certi luoghi, incurante dei pericoli e delle leggerezze commesse, la faccia ce la mette lo stesso?

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7 pensieri su “#JeSuisCharlie: tra pecore e idioti

  1. Sono perfettamente d’accordo con te!
    Si può certamente non apprezzare la vignetta, ma pretendere che, Charlie Hebdo, non faccia Charlie Hebdo, lo trovo ingenuo.
    Poi, aversela a male quando la satira tocca, più da vicino, noi italiani – come nel caso della vignetta su Amatrice, oppure sul crollo del Ponte Morandi -, e fischiettare, invece, quando sbeffeggia Maometto, mi pare una forma di strabismo culturale.
    Avrei qualche domanda, però, Francesca.
    A tuo parere, la satira ha dei limiti? Se sì, di che tipo? In altre parole, qual è il confine
    che, neppure la libertà di satira, dovrebbe superare?

    P.S.
    Permettemi questo post scriptum.
    Leggendo un po’ il tuo Blog, si notano – a me pare – le buone maniere della Curatrice, insieme ad una bella prosa. E, tutto questo, anche quando si è in disaccordo, talvolta, con qualche post.
    Buona serata a te!
    s.r.

    1. Il limite della satira è la satira stessa. Mi spiego: quando invece di esporsi per far ridere, riflettere, dissacrare ma sempre con l’obiettivo di porsi in maniera critica su qualche aspetto della società, si usa la satira per colpire duramente e ripetutamente qualcuno o qualcosa senza dare possibilità di replica o di confronto, ecco lì la satira smette di avere la sua funzione di sveglia per l’opinione pubblica.

      P.S. Ti ringrazio della tua postilla, anche troppo gentile per i pensieri sparsi che raccolgo qui. E, per quanto a volte difficile da sopportare e gestire, credo che il confronto sia l’unico modo per costruirsi un’opinione legata al mondo reale!

  2. Sul limite alla libertà di satira sono perfettamente d’accordo con te. Mi pare tu lo individui nella denigrazione-diffamazione. Nel senso che, chi fa satira, dovrebbe tenersi al di qua della denigrazione-diffamazione, che è cosa diversa dalla legittima critica, come hai ben scritto nel tuo commento.
    Il confronto. È vero! A volte è difficile da sopportare e gestire. Talvolta, toglie troppe energie.

    P.S.
    Perdonami questo nuovo post scriptum. :))
    Spero di non averti troppo seccata, coinvolgendoti in questo mini-confronto.
    Son pronto a una metaforica bacchettata sulle mani, se credi! :))
    Grazie del tuo tempo! :))
    Buona serata a te!
    s.r.

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