L’assuefazione al terrore

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Questa mattina il risveglio è stato per tutti sotto le bombe di Bruxelles.
Bombe che hanno invaso le timeline di Facebook e Twitter e che hanno riordinato per qualche ora le notizie su Google. Bombe che hanno fatto scattare immediatamente meccanismi ormai collaudati come il Safety Check e le irrinunciabili immagini di cordoglio in richiamo alla strage di Parigi.

Questa mattina ci siamo svegliati sotto le bombe, di nuovo uniti nel grido di non aver paura: lo ha detto Matteo Salvini bloccato nella capitale Europea per impegni politici, che ha mancato l’aeroporto colpito solo per pochi minuti, lo hanno ribadito con determinazione tutti i passeggeri bloccati nei vari aeroporti del Mondo, desiderosi comunque di partire.

Questa mattina ci siamo svegliati con l’allarme antiterrorismo innalzato al livello 4, misura già standard in Vaticano dall’inizio del Giubileo, leggendo di esplosioni e fumo e pensando subito a grida in arabo e fucili spianati. Questa mattina ci siamo svegliati assuefatti da un Mondo che stiamo accettando così com’è, controllando preoccupati la borsa in crollo verticale perché la domanda si è spostata su “beni rifugio”.

Così accade, senza che venga compreso o controllato, che l’umano orrore per queste morti o il cordoglio per delle vite spezzate diventi semplicemente parte di una routine che vuole i terroristi tra gli ingranaggi del sistema. Diventa normale pensare che può succedere di trovarsi in mezzo alle bombe e al fanatismo, che parte del gioco sia anche questo. Diventa normale assistere agli insulti razziali, alla chiusura delle frontiere, alla rinuncia dei diritti. Tutto in nome di una sospirata tranquillità che ormai sappiamo non esistere più.

Diventa tutto parte della quotidianità, perché la barbarie di questi attentati va oltre il fanatismo delle singole bestie che compiono gesti così estremi, e penetra nel nostro animo intaccandolo, consumandolo, facendoci parlare di divisioni e condannare interi popoli, facendoci pensare che pochi squilibrati rappresentino la volontà di tutti.

Allora accettiamo gli insulti razziali anche se ci professiamo moderati, temiamo indistintamente gli immigrati senza ricordare che anche gli italiani lo sono stati in tempi meno felici, cerchiamo di chiudere fuori un mondo cattivo e pericoloso con ogni mezzo, senza capire che questo è il vero orrore di questa guerra di silenzi e ipocrisia: chiudersi a riccio in noi stessi, senza dare la minima possibilità agli altri di smentirci.

Perché è vero che non sempre la fiducia è ben riposta, ma se smettiamo di credere nel buono che per fortuna ancora anima parte degli oltre 7 miliardi di abitanti di questo pianeta, questa fantomatica guerra l’abbiamo già persa in partenza.

 

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