Il lobbismo, o il sistema dell’opportunità selettiva

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Cinque anni or sono, piena di entusiasmo e belle speranze, una brillante laureanda in Scienze della Comunicazione discuteva davanti ad una Commissione appositamente riunita la propria tesi, dal controverso tema della rappresentanza degli interessi economici nel mondo politico, trasversale per tutto il mondo occidentale.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità affermava il buon zio Ben in Spiderman, ed è facile pensare che il cerchio si chiuda lì: grandi poteri, grandi aziende, grandi gruppi di pensiero. Una percezione assolutamente corretta se basata sulle vicissitudini internazionali, ma cieca e sorda alla mediocrità quotidiana. Con cinque anni e cinque esperienze lavorative sulle spalle, la brillante(?) ormai non più neolaureata può tranquillamente affermare che il lobbismo lo si può trovare anche alle casse del supermercato il sabato mattina, e tanti saluti alla tranquillità spirituale nel tempo libero.

Inutile piangere sulle avversità della vita: agli occhi di ciascuno l’erba del vicino sembrerà sempre più verde e più facile da curare, così come le opportunità che la vita offre non saranno mai allo stesso livello di quelle dei propri modelli. Crearsi una propria strada non sempre è una risposta sinonimo di soddisfazione e successo, anzi, alle volte richiede sacrifici che non tutti sono disposti a sopportare.

La soluzione? Molti dicono sia abbandonarsi alla casualità, vivendo di apatia. Accettare di buon grado quello che arriva, senza chiedere di più. Saranno infatti sempre troppi i raccomandati, i fortunati, i bencapitati che batteranno l’onesto lavoro.

Pochi provano a ottenere qualcosa di diverso, a emergere da questa conformazione emotiva, a sfidare le logiche di un sistema che ormai riconosce come normali comportamenti che proprio non lo sono. Ancor meno sono coloro che riescono nel loro intento, magari sopportando il peso di mille tentativi falliti lungo il percorso.

Non so se riuscirò ad arrivare dove ho fissato il mio traguardo, senza scendere a compromessi che non sono disposta ad accettare. So che non è facile, e che le porte sbattute in faccia fanno male più all’orgoglio che al cuore.

Quello che so è che se smetterò di provare, avrò già perso in partenza.

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