Non lasciamo la Nigeria sola

Mentre in Europa la psicosi da nuovi attentati cresce e si rafforza, pochi sono coloro che osano guardare oltre le minacce alla propria casa, lasciando Boko Haram libera di seminare morte e violenza

Fonte: www.flickr.com
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C’era una volta una favola chiamata infanzia, che raccontava di come bambini e bambine di tutto il Mondo avessero il diritto di crescere in pace, protetti e guidati da chi li ergeva a simbolo innocente di un futuro migliore. Una favola che nella storia è stata violentata, mutilata e ripudiata troppe volte, e che solo in alcuni angoli di questo vasto pianeta è stata poi riscoperta e tutelata.

I morti di Charlie Hebdo hanno scosso in questi giorni le nostre coscienze, svegliando molti cuori dal torpore grazie a quell’incendio travolgente di orgoglio e dignità che ha dato vita a un moto di ribellione al terrorismo come non si vedeva da tempo. Se però è grande l’attenzione riservata a Parigi in questi giorni di dolore, è molto meno significativo l’interesse con cui ascoltiamo le notizie provenienti dalla ben più lontana (e meno attrattiva) Nigeria, dove gli esponenti di Boko Haram, che non meritano nemmeno di essere riconosciuti come esseri umani, stanno massacrando un popolo colpendone direttamente il cuore, i bambini.

Secondo voci non confermate sono duemila gli innocenti rimasti uccisi in uno degli ultimi attacchi di questi esseri vili. D-U-E-M-I-L-A. Sventrati come degli animali, mutilati nel corpo e nell’anima da marionette pilotate da un odio tanto violento quanto incomprensibile. Sono invece almeno otto le bambine mandate negli ultimi mesi a morire in mezzo alla gente, imbottite di esplosivo. Creature innocenti, spaventate e incapaci di reagire, simbolo di un popolo colpevole solo di essere nato nella parte sbagliata del Mondo, quella che non scatena proteste da parte di capi di stato o canti nelle piazze. Quella che passa sempre sotto silenzio.

Non è mai facile schierarsi contro le ingiustizie. Non è stato facile farlo nella ricca Europa, protetta da secoli di cultura e lotte civili mai del tutto vinte. Ancora più difficile è farlo in Nigeria, dove la violenza e le barbarie sovrastano i venti di libertà. Ma ci spetta questo compito, e non possiamo sottrarci: non servono le armi, le guerre o altro sangue. Serve solo tendere la mano a chi ha più bisogno in questo momento, e ascoltare. Il resto è un cammino comune che aspetta di essere intrapreso.

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