Anime in punta di biro

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Fin da piccola ho sempre associato le feste natalizie alle belle storie: quelle confezionate dagli abili disegnatori Disney, che gustavo annualmente al cinema insieme alla famiglia, quelle romantiche o avventurose contenute nei libri che ho sempre amato divorare, ma anche i classici racconti zeppi di buoni sentimenti che a Natale rimbalzano tra palinsensti televisivi e quotidiani, quasi a voler sottolineare che c’è un periodo dell’anno prestabilito per essere buoni.

Nella mia vita non ho mai subito particolari censure nella scelta delle letture o degli spettacoli televisivi. Certo, i miei genitori hanno sempre vegliato dietro le quinte della mia crescita morale, per assicurarsi che il mio consumo di storie fosse dedicato alla mia età, ma non mi hanno mai forzata nella creazione del mio pensiero. É forse questo il motivo principale per cui oggi la morte di quei dodici appassionati lavoratori mi lascia completamente attonita, senza fiato. Una censura, così violenta e netta nella sua brutalità, che il mio cervello fatica a registrare come reale.

Oggi sono morte delle persone, e questo capita tutti i giorni. Eppure queste, ai nostri occhi, sono diverse. Perché non sono morte di vecchiaia o di malattia, e nemmeno per differenza di pensieri, religione, etnia o cultura rispetto ai loro aggressori. Sono morte solo per ignoranza e paura.

Poco importa se io personalmente, o chiunque al Mondo, sia concorde o meno con quelle vignette ironiche, disegnate un po’ per satira e un po’ come esorcismo alla paura. Quello che importa, quello che conta, è che fino ad oggi in me non è mai sorto il dubbio che quei redattori non fossero liberi di scegliere se disegnarle o meno.

Ho sempre pensato che è fondamentale saper ridere sulle differenze che potrebbero allontanarci, e costruire invece sui punti di unione. Nessuno mette in dubbio che a volte l’ironia o il cinismo possano essere esagerati o addirittura fuori luogo, e che finiscano per ferire invece che divertire. In questi casi, come ho imparato negli anni, l’importante è avere il coraggio di parlare. Di confrontarsi. Di fornire il proprio punto di vista per arrivare a capirsi.

Limitarsi a uccidere delle persone perché apparentemente in contrasto con le proprie idee è da codardi, perché in questo modo non esiste possibilità di crescita o di arricchimento da nessuna delle due parti. Non c’è dialogo, solo distruzione.

Il rischio è poi quello di alimentare l’odio con l’odio, e arrivare a pronunciare sentenze di morte su popoli o nazioni che nulla centrano con le idee di pochi piccoli individui. Quello che dobbiamo fare stasera, domani, nel prossimo anno o secolo, è continuare a difendere la nostra libertà, senza appropriarcene per farne un uso improprio, ma senza neanche cederla alla paura.

‪#‎JeSuisCharlie‬

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