L’anno che è già qua

Alzi la mano chi allo scoccare della mezzanotte non ha tirato un sospiro di sollievo: infondo, anche se il 2014 rappresentasse la parentesi migliore della nostra vita, abbiamo sempre la speranza che ci sia qualcosa di meglio dietro l’angolo. Ma siamo davvero sicuri che stiamo aspettando il cambiamento giusto?

Fonte: www.flickr.com
Fonte: http://www.flickr.com

In quest’ultima settimana si sono moltiplicati post ed editoriali dedicati ai successi ed insuccessi di questo 2014 appena terminato. Dopotutto è un classico intramontabile concludere l’anno con un bilancio del proprio o dell’altrui operato, sia esso aziendale, fiscale, emotivo o esperienziale.

Rari sono gli animi immuni al fascino di trascrivere nero su bianco il bello e il brutto di quanto si è appena vissuto, come mero promemoria personale oppure per divulgare le proprie eroiche gesta o convinzioni.

A ben guardare, sono molti i temi comuni di tali liste: dopo i primi punti dedicati alle gioie vissute, viene infatti infilata una serie interminabile di lamentele e preghiere sociali, che spaziano dall’aumento delle imposte sul gas (classico come il concerto trasmesso dal Teatro La Fenice), alla disperazione per la fame nel Mondo.

Nobili pensieri alcuni, che potrebbero davvero dare inizio ad un cambiamento se venissero perpetrati da tutti noi nell’arco di tutto l’anno. Peccato invece che il più delle volte servano solo a riempire gli spazi vuoti nella letterina propositiva confezionata per ottenere consensi, firmata da finti buonisti, distributori di grandi sogni che non verranno mai realizzati o critici fini a sé stessi.

È innegabile: viviamo momenti ancora difficili. Il lavoro è poco e mal distribuito, la meritocrazia è un’utopia, la gente è stanca, i piani per il futuro non sempre vanno a buon fine a causa di incompatibilità con quelli di chi ha una briciola in più di potere di noi. Le tasse come ogni anno si alzano e malattie mortali flagellano ciclicamente ogni continente, specialmente quelle zone dove è più difficile combatterle. Le guerre sono e saranno ancora sulla bocca di chi pensa che uccidere sia l’unico modo per mostrare la propria forza, i problemi e gli imprevisti ci sorprenderanno ogni giorno.

Il Mondo non cambierà con le critiche di chi, seduto in poltrona, spara sentenze su quanto succede, senza provare a vedere il buono di ogni situazione.

Cambieremo se qualcuno si accollerà il rischio di sbagliare proponendo strade nuove, magari finendo in un vicolo cieco, ma da cui si potrà sempre uscire grazie al contributo di tutti.

Cambieremo se smetteremo di voler prevaricare gli altri, provando invece a costruire insieme qualcosa.

Cambieremo se ci metteremo in gioco davvero, accettando le critiche e soprattutto prendendo coscienza che nessuno è infallibile, e che per la crescita personale c’è sempre tempo.

Cambieremo solo con i fatti, smettendo di nasconderci dietro alibi costruiti da fiumi di parole vuote.

Buon 2015.

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