Cronaca di un comune Natale

Il 25 dicembre è la Festa per eccellenza: isteria da regali, saggi imposti dai pargoli, film e canzoni a tema sono solo alcune costanti legate alla fine dell’anno. Questo è il Natale: una virus ad altissimo contagio

Designed by Freepik
Designed by Freepik

Procedendo spedita nel mio cammino verso la maturità, mi accorgo sempre più spesso di come il Natale sia la festa più controversa in assoluto. Se per i cuccioli d’uomo la magia della notte tra il 24 e il 25 dicembre è una certezza incrollabile, resa forte dall’assoluta fede nel buon vecchietto vestito di rosso, per gli adulti questa non rappresenta che una costante: la febbre da Natale.

Il periodo di incubazione di questo insolito virus è di circa dieci giorni, due settimane al massimo. Il picco dei contagi è previsto per il 15 dicembre, i sintomi spaventosi: febbre alta alimentata dall’attesa della tredicesima, che come ci segnalano solertemente i media avrà vita breve a causa di tasse e imposte di vario genere. Cefalea e dolori stomaco dovuti allo smog e alle infinite code, che si sviluppano non solo nei weekend in prossimità dei centri commerciali, ma soprattutto nelle mattinate lavorative, quando anche il più assiduo frequentatore dei mezzi pubblici si sposta in auto per risparmiare tempo. Altro sintomo neurologico spesso sottovalutato è lo stress da regalo, ossia quella forza invisibile e potente che spinge all’acquisto compulsivo di pensierini in favore di sconosciuti, per lo più inutili e dal gusto orrido.

L’apice è statisticamente previsto per i giorni 24 e 25 dicembre, quando il virus sfoga in cene e pranzi chilometrici, colpevoli di allargare il girovita ed innalzare clamorosamente i livelli di colesterolo. In questi due giorni i bambini vivono il climax della loro favola personale, fatta di bicchieri di latte mezzi vuoti e biscotti sgranocchiati, mentre i gesti degli adulti ricordano delle api operaie impazzite, concentrate nella personale missione di far coincidere impegni richiedenti almeno 72 ore in comuni giornate da ventiquattro.

Il vaccino è inefficace: anche se somministrato con mesi d’anticipo, gli anticorpi generati dall’organismo vengono irrimediabilmente travolti da valanghe di lucine colorate, neve finta e carta da regalo dai colori più sgargianti.

La cura non esiste. L’unico rimedio è armarsi di pazienza, stringere i denti fino alla sera del 26 dicembre e cercare di non cedere all’anziana zia che propone insistentemente il tris di panettone. Successivamente il medico prescriverà almeno 350 giorni di riposo, il tempo minimo per riprendersi prima di una nuova ricaduta.

Ma siamo sicuri di voler essere immuni dalla malattia?

Buon Natale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.