Riflessioni di un’ex studentessa pentita

Fondi, programmi di studio personalizzati, tecnologia: molte cose andrebbero implementate nel sistema scolastico italiano. Forse, però, ci si dimentica il motore di ogni miglioramento: la passione

By Galymzhan Abdugalimov - fonte: www.unsplash.com
By Galymzhan Abdugalimov – fonte: http://www.unsplash.com

Come molti sottolineano, a 26 anni posso ancora definirmi giovane, ma non più adolescente. Perciò, quando si parla della legge Fioroni del 2007, che stabilisce il divieto d’uso degli smartphone in classe, posso dire “io c’ero, e comprendo entrambi i punti di vista”. Correva infatti l’anno della mia maturità, e i cellulari erano entrati prepotentemente nella vita di ogni ragazzo che voleva avere un minimo di considerazione sociale.

Ai tempi consideravo la mia comprovata (e fonte di invidia) attitudine allo studio come un’elezione del mio cervello allo stato di genio, pertanto non ho mai prestato particolare attenzione a quanto veniva detto in classe: a domanda diretta bastava un’occhiata al libro aperto, unita alla mia predilezione per la lingua italiana, per dare una risposta che lasciasse intendere la mia presunta padronanza dell’argomento. Inutile dire che ero odiata dalla classe e amata dal corpo docenti, e sfruttavo la mia school reputation per mandare a raffica sms durante le ore di lezione.

Per questo, quando leggo riflessioni come questa, qualche domanda sull’approvare l’uso dello smartphone in classe me la pongo. È un fatto che i ragazzi stiano introducendo sempre più elementi digitali nella propria vita, ed è giusto prevedere un’innovazione tecnologica molto invasiva per il sistema scolastico. Il tutto però non deve essere giustificato dal mero adeguamento alla società, ma deve permettere un effettivo apporto all’apprendimento. I giovani sono i più voraci consumatori di tecnologia e sicuramente l’uso di device in classe sarebbe un cambiamento da loro accolto positivamente, ma non basta dire che la scuola, se si muove, va in direzione opposta ai ragazzi, bisogna trovare la giusta strada da percorrere.

Pensiamo davvero che basti entrare in aula e annunciare ai propri alunni di utilizzare il loro telefono solo per motivi scolastici, e il comando verrà rispettato? Gli esempi che hanno di fronte, dopotutto, sono impietosi: incidenti causati dall’uso del telefono, maleducazione generalizzata sui mezzi pubblici nel rendere partecipe la folla alle proprie conversazioni, luoghi di lavoro dove determinati device o siti web vengono bloccati per limitarne l’uso sconsiderato a discapito dell’attività. Viviamo in una società dove gli adulti sono bulimici di tecnologia, ma affermiamo che gli adolescenti saprebbero controllarsi per il bene dei loro studi.

Non serve fornire i mezzi per trovare delle informazioni se prima non si accende nei propri studenti la curiosità per cercarle, e questo succede andando a creare un rapporto fondato sul dialogo diretto e la fiducia reciproca. Da mia esperienza i maestri migliori sono stati coloro che con la loro passione ed entusiasmo non solo mi facevano perdere interesse per il cellulare, ma anche per il libro di testo e per il blocco degli appunti, colpevoli di distrarmi dalla magia del momento. I giovani hanno bisogno di modelli veri a cui aspirare, non storie di plastica. La rete, e ancora di più l’istruzione, dovrebbero essere molto più di questo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.