Hunger Games: fame di novità

Primo weekend di programmazione nelle sale italiane per Hunger Games: il canto della rivolta – parte 1. Penultimo episodio della quadrilogia cinematografica, che promette molto ma non mantiene

I tre giovani protagonisti della trilogia di Hunger Games. Da sinistra: Liam Hemsworth, Josh Hutcherson e Jennifer Lawrence - fonte www.flickr.com
I tre giovani protagonisti della trilogia di Hunger Games. Da sinistra: Liam Hemsworth, Josh Hutcherson e Jennifer Lawrence – fonte http://www.flickr.com

Giudicare il lavoro altrui non è mai facile. Soprattutto in campo artistico, letterario o cinematografico, non esiste un criterio oggettivo con cui stabilire se un prodotto è eccellente oppure pessimo. La passione, la visione personale dell’obiettivo, l’emozione e il sentimento necessari per arrivare in fondo ad un progetto non sono così facili da incasellare in tabelle di valutazione. Per questo, in linea di massima, prima di recensire un’opera bisognerebbe spogliarsi da ogni preconcetto legato ad essa. Con questo spirito ho visto ieri sera il nuovo episodio di Hunger Games. Premetto di non essere né una fan dell’opera letteraria, né più così amante del genere adolescenziale, che spesso presenta lavori grossolani e non curati nei dettagli.

L’approccio alla serata è stato di per sé destabilizzante: su circa cinquecento persone in coda per l’ingresso al cinema, ben pochi mi eguagliavano o superavano per età, scatenando quindi il timore di una serata goliardica e chiacchierina. Con somma sorpresa sono invece stata circondata da una platea silenziosa, attenta, più volte risvegliata da applausi spontanei a sottolineare alcuni passaggi (chiave?) del film, che mi ha trasmesso una buona dose di tenerezza nei confronti di questi adolescenti che con tanta facilità si fanno abbindolare da storie dal sapore eroico.

Il film purtroppo non mi ha lasciata altrettanto colpita. Ottimi gli spunti di riflessione per l’uso spinto della propaganda nella conduzione di una guerra, interessante la scacchiera di pensieri mossa dagli strateghi di questo contrasto post-apocalittico. Male, molto male, tutto il resto. Lento e tedioso, forzatamente concentrato su determinati aspetti della giovane e talentuosa protagonista (una Jennifer Lawrence quasi sempre impeccabile, ma fredda e distaccata dalla trama), il film non riesce a decollare. Non è in grado l’attrice premio Oscar ventiquattrenne di sollevare le sorti di un lungometraggio piatto e superficiale, nemmeno con il tiratissimo triangolo amoroso tra l’amico eroe di guerra e il compagno-amante abbandonato lungo la strada della ribellione.

Pur rimanendo una delle attrici a mio parere più promettenti degli ultimi anni, la Lawrence non appassiona né regala immedesimazione, si limita a essere sballottata sulla scena proprio come il suo personaggio durante le due lunghissime ore di proiezione. L’unico momento di timida emozione rimane circoscritto nella canzone cantata da Katniss, che squarcia i cuori della popolazione regalando una scena dal forte senso di libertà, immediatamente soffocato dalla trama chiusa e schiacciata su sé stessa.

Probabilmente questo preludio all’epilogo voleva essere un’occasione per scavare nell’animo inquieto di questi soldati bambini, non sempre consapevoli attori di una guerra più grande di loro, in attesa del cruento finale. L’esperimento fallisce a metà, lasciando la platea più giovane entusiasta, ma gli altri un po’ delusi da una trama dalle grandi potenzialità gettata in pasto alla spettacolarizzazione, tutto per amore del botteghino.

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