Allarmismi (in)fondati e informazione selettiva

Le piogge che negli ultimi giorni hanno interessato un po’ tutto lo Stivale hanno scatenato una nuova ondata di psicosi a tema “rischio idrogeologico”. Ebola invece, che fine ha fatto? E la minaccia dell’Isis?

Il rischio idrogeologico protagonista delle notizie  - fonte www.flickr.com
Il maltempo protagonista delle ultime notizie – fonte http://www.flickr.com

L’audience, è risaputo, non è figlia di una scienza esatta. Catastrofi mondiali o gattini in bilico sugli alberi possono facilmente scatenare l’interesse e il trasporto della massa, ma altrettanto velocemente essere dimenticate.

Accade per esempio che, in quest’ultima settimana, l’allarmismo per le forti piogge previste sull’Italia abbia scatenato una spasmodica attesa per alluvioni e frane, catalizzando l’opinione pubblica su quanto poco sia stato fatto negli ultimi decenni per la salvaguardia dei nostri territori.

Legittime paure, nessun dubbio, che facilmente vengono incanalate dall’utilizzo strumentale delle notizie. Chi ha pensato ad Ebola, in questi giorni di nubifragi? Forse solo qualche turista preoccupato, che spulciando le ultime dal web avrà trovato “la mappa del virus che non fa più paura”. Chi invece ha seguito gli ultimi sviluppi dell’Isis e il suo “tariffario dell’orrore”, invece che indignarsi per l’anatra zoppa americana?

Non è facile arrivare a capire perchè l’interesse del pubblico muti così in fretta. Forse l’assuefazione agli input porta irrimediabilmente ad essere disinteressati a tutto, o più semplicemente la reazione ad ogni notizia tragica è così esagerata, allarmista ma fatua, che ha bisogno di essere continuamente sollecitata con nuovi spunti.

Quello che risulta palese è la rotta perseguita da molti giornalisti nostrani: insensibili al formare veramente un’opinione pubblica, svolazzano tra le notizie come calabroni impazziti, scegliendo quelle più impressionanti o eclatanti per risollevare le sorti di pubblicazioni agonizzanti. Il giornale, cartaceo od online, diventa così una semplice azienda con un unico scopo: far pagare le notizie con la moneta dell’interesse e della condivisione. Dopotutto lo diceva già tempo fa Oscar Wilde, “purché se ne parli”. L’argomento, in effetti, è secondario.

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