Il suicidio di Brittany: la scelta di non aver paura

É morta Brittany Maynard: a 29 anni ha scelto di mettere fine alle inguaribili sofferenze di una malattia che le ha rubato tutto, tranne la dignità

Brittany Mayard - fonte www.flickr.com
Brittany Mayard – fonte http://www.flickr.com

Per il pensiero comune, compiere 29 anni significa avere “tutta la vita davanti”: gioventù, bellezza e possibilità sono solo alcune delle fonti d’invidia di chi quel traguardo l’ha già passato. Alle soglie dei trent’anni una ragazza pensa a molte cose, e se il suicidio assistito rientra tra quelle significa che il destino le ha giocato un brutto scherzo.

Andare dal medico per un mal di testa e ricevere in cambio una condanna di morte penso sia ingestibile a qualunque età, non solo a 29 anni. Sono troppi i programmi da disdire, i sogni da abbandonare, le persone a cui dire addio. Affrontare tutto questo richiede coraggio, forza di volontà, amore per la vita e per i propri cari. Tutte caratteristiche che a Brittany Maynard non sono mancate: a dispetto del pensiero di alcuni penso che la decisione di togliersi la vita, piuttosto che andare incontro come una martire all’inesorabile fine, non sia né sbagliata né criticabile, ma solo molto coraggiosa.

Brittany aveva un glioblastoma di quarto grado, nome complesso e difficilmente dimenticabile se ne soffri, che le ha imposto una speranza di vita di soli sei mesi dal momento della scoperta, e che le ha portato sofferenze tremende che con coraggio ha scelto di interrompere.

A che pro, si deve essere chiesta la ragazza, sopportare convulsioni, perdite di coscienza e ictus continui, fino a che il corpo avesse resistito? Perché costringersi a sopportare passivamente tutto questo dolore inevitabile, e obbligare i propri cari ad assistere impotenti al suo lento e doloroso cammino verso la morte?

Così sabato Brittany ha preso delle pastiglie che l’hanno portata via da questo mondo, mantenendo intatti sia la sua dignità che il ricordo dei suoi cari. Brittany ha scelto di morire non perchè non voleva più vivere, ma perchè non avrebbe più potuto farlo.

Non è facile comprenderla, è impossibile giudicarla. Lei ha scelto di andare oltre, senza vergogna o paura, e la sua scelta va rispettata. Ognuno di noi avrebbe compiuto il suo personale cammino se si fosse trovato in pari condizioni, magari ricalcando le orme di Brittany, magari scegliendo la strada diametralmente opposta.

Ognuno di noi dovrebbe avere la libertà di poter scegliere, ed essere in pace con sé stesso per questo.

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